Orti diffusi e agricoltura urbana

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Grande è l’interesse, in questo periodo, attorno al tema degli orti urbani, ed in generale l’attenzione verso le tematiche della re-introduzione di piantumazioni arboree nelle città. Solo per la Notte Bianca fiorentina del 30 aprile appena passato ben due tra le maggiori attrazioni prevedevano proprio l’installazione di alberi, “il Bosco” sul Ponte alla Carraia, e di veri e propri orti a livello (Largo Annigoni).

l successo e l’apprezzamento dei cittadini per queste installazioni, unite alla diffusione, già in atto, di iniziative come il Guerrilla Gardening, partito da Londra e approdato in Italia negli ultimi anni, o il progetto Orti Urbani, gemello di un esempio spagnolo, ci permettono di individuare un desiderio trasversalmente diffuso di riappropriazione di una dimensione di naturalità nell’ambito della vita urbana. Questa istanza, forse ancora lontana da una codifica chiara, ha certamente diverse cause, che spaziano dalla volontà di accedere a cibi di sicura provenienza alla ricerca di una vita più sana e sostenibile, fino, non è da escludersi, all’adeguamento ad uno certo trend rural chic.

Nel mondo, ormai, non sono rari gli esempi di individuazione di aree urbane, esistenti o parte di nuovi insediamenti, da destinare alla coltivazione per l’autoconsumo degli abitanti. E’ questo il caso di Detroit che, attraverso il nuovo piano del sindaco Bing, sta riservando vaste aree della città, ora in dismissione, ad insediamenti agricoli gestiti direttamente dalla popolazione, o della cittadina di Hackbrige, nel sobborgo di Sutton (Big London), il cui masterplan intende dare forte impulso allo sviluppo di giardini privati e comunali per garantire agli abitanti l’approvvigionamento di cibo prodotto localmente, nell’ottica di una vita ambientalmente sostenibile, o di One Planet Living.

Come si vede, diversi sono i percorsi che portano all’adozione delle pratiche agricole urbane; certamente a Firenze siamo lontani dalle necessità di rinascita e trasformazione di Detroit, mentre maggiore aderenza trova l’esempio inglese. In piccole aree urbane, forme di agricoltura in spazi residuali, adeguatamente pianificate ed organizzate attraverso il contributo degli abitanti, potrebbero essere senz’altro integrate alla gestione urbanistica e sociale del territorio. Con evidenti ricadute in termini di sostenibilità ambientale, di qualità della vita e lotta al degrado, peraltro obiettivi perseguiti anche attraverso il progetto di ricerca sul restyling estetico ed energetico delle facciate di alcune vie fiorentine, da poco iniziato.

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