PERCHÉ PUNTARE SUL RESTYLING SOSTENIBILE?

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 Edilizia sostenibilità, eco design, nonostante si tratti di termini relativamente nuovi sulla scena italiana nel campo architettonico, sono già divenuti tremendamente blasonati. Talmente abusati e strumentalizzati da molti – oltretutto spesso in maniera impropria e senza un reale riscontro sull’attività – da aver comportato una graduale repulsione e l’insita tendenza a considerarli temi inconsistenti, totalmente avulsi da riscontri sulla qualità della vita indoor o ancor più spesso quali meri corollari ad interventi di riqualificazione estetica.
Noi non abbiamo la pretesa di aver individuato la chiave di volta per rendere tali aspetti filo-naturali elementi basilari di una riqualificazione ottimale di preesistenze; tuttavia è nostro obiettivo renderti partecipe della Ricerca concreta che stiamo approfondendo in merito, grazie anche alla collaborazione di numerosi enti toscani e fiorentini che ci hanno appoggiato studiando con noi un Protocollo d’Intesa.
Crediamo sia importante, in primis, conferire al tema del Restyling Sostenibile una maggiore comunicatività: come spesso accade, il ricorso ad inglesismi scatena un atteggiamento di distacco da parte dell’interlocutore, sebbene la scelta sia dettata dalla necessità di sigillare un argomento molto vasto in un termine/una espressione compatti ed incisivi.
Con la locuzione Restyiling sostenibile ci si riferisce ad un intervento di rifacimento – spesso in chiave manutentiva – in cui la scelta dei componenti da impiegare ricade nella sfera della “bioedilizia”. Nell’ottica di approfondimento e di chiarificazione del tema, ci sembra utile precisare che non si tratta di un intervento volto a snaturare la preesistenza, bensì nella maggior parte dei casi si prediligono i cosiddetti “materiali a Km 0” sia per limitare l’inquinamento legato al trasporto che per non indurre allo spaesamento del genius loci.
Il tutto non riguarda tanto singole unità abitative o solo edifici nel loro complesso, bensì si ascrive ad un progetto più esteso che ambisce a dettare le linee guida per una riqualificazione urbana sostenibile di più ampio respiro, auspicabile incipit per la formazione di una coscienza sostenibile del cittadino.
Va detto che non si tratta di una pretesa surreale, dato che il consumatore sta palesemente modificando le proprie richieste abitative: non si può più parlare di existenz minimum come dogma del periodo razionalista analizzato lucidamente da uno degli esponenti più autorevoli nel campo della sociologia urbana come Bernardo Secchi, il quale, parla senza reticenze di Razionalità minimali[1], intese quali i  metodi attraverso i quali le persone tendono a sfruttare lo spazio a loro disposizione ottimizzandolo. Oggi le richieste abitative assumono aspetti più complessi: ci scontriamo quotidianamente con l’esigenza di soddisfare richieste specifiche di fruitori maturi ed informati e il progetto assume l’aspetto di un organismo articolato.
In quest’ottica riteniamo lo strumento dell’eco-design un collaboratore essenziale in quanto capace di sintetizzare bene cura formale, estetica e sostenibilità ambientale. Ormai è, dunque, semplice comprendere il significato oggettivo di sostenibilità ambientale: si tratta di espedienti atti a migliorare il benessere indoor ed assicurare un sensibile risparmio energetico e di conseguenza economico; allo stesso tempo nel caso di interventi su edilizia pubblica o a servizio pubblico (hotel, sedi di Multinazionali, etc) assicura un notevole ritorno pubblicitario, identificandosi nello scenario cittadino come un unicum riconosciuto non solo sulla stampa specializzata ma anche da categorie specifiche. Ne è un esempio uno dei siti più gettonati dai turisti particolarmente attenti alla loro impronta ecologica anche quando organizzano le loro vacanze (http://www.ecoworldhotel.com/home.php?tipo=Z&id=2&lang=ita).
A livello concreto si tratta perciò di una linea progettuale volto sia ai privati, tenendo ben presente che le detrazioni fiscali in merito al restauro di preesistenze, sono sempre più rivolte non tanto a singole unità abitative, quanto agli interi stabili condominiali. Ciò anche per conferire un’identità unitaria all’organismo edilizio: fermo restando la sua essenza composta da parti, ci si presuppone l’obiettivo che esse  esprimano un riconoscibile comune linguaggio d’involucro.
Allo stesso tempo è rivolto ad enti gestori di complessi incisivi sullo scenario cittadino che oggigiorno ambiscono sempre più a identificarsi quali Landmark della città. Stringendo il campo alla città di Firenze, non è difficile concordare con l’idea che un ruolo simile sia praticamente assente passando in rassegna qualsiasi area della città. Anche in città dove l’architettura contemporanea ha preso più piede, comunque, la chiave sostenibile ascrive ad un range ristretto assolutamente da non sottovalutare sulla sfera comunicativa.
Approfondisci il tema dell’eco-design!
–>Segui i nostri Post: questo è solo l’introduzione ai prossimi testi sul tema del Restyling e andremo sempre più sul concreto rendendoti partecipe degli studi che stiamo portando avanti.
Qual è il ruolo del Design nell’ambito del Restyling? Coming soon

[1]           “Le forme della città”, Bernardo Secchi, conferenza Ferrara 17 aprile 2008.

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